Frana sulla A18, Castronovo: “Situazione istituzionale allo sbando”


frana a18Adesso la Sicilia è davvero divisa in…tre. Dopo la chiusura della Autostrada A19, che da Palermo conduce a Catania, ormai interdetta al traffico veicolare da alcuni mesi (vicenda sulla quale tutt’ora non si hanno tempi certi per un ripristino della viabilità), adesso a cedere sotto i colpi di una manutenzione mai realmente portata avanti è anche la A18, la autostrada che connette(va) la città di Messina al capoluogo etneo.

Il provvedimento di chiusura, ufficialmente adottato, è stato attuato nelle prime ore di ieri mattina e concerne specificamente il tratto Roccalumera-Giardini Naxos, in entrambe le direzioni di marcia. Sono state stabilite delle uscite obbligatorie: a Roccalumera, per i veicoli provenienti da Messina, e a Giardini Naxos per quelli provenienti da Catania. Il traffico sarà temporaneamente deviato sulla statale 185 di Sella Mandrazzi, che collega Barcellona Pozzo di Gotto a Giardini-Naxos: un percorso che naturalmente non è in grado di poter sostenere la quotidiana mole di veicoli e tir che ogni giorno partono e giungono da e verso due tra le più grandi città dell’isola.

Una situazione gravissima, che secondo il Segretario generale dei Comitati Civici Claudio Castronovo è da attribuire unicamente alle istituzioni, regionale e nazionale: “La Sicilia frana, ma a Roma sembra essere più interessante ed impellente la impugnazione della legge regionale sulle Province. Il Governo regionale, dal canto suo, non fa altro che proporre opere di rimpasto della squadra, come un panettiere nella sua quotidiana routine, il tutto mentre le strade franano e le città sono invase da rifiuti, completamente abbandonate e senza un filo di programmazione.
Situazione alla quale i cittadini assistono impotenti, incolpevoli spettatori di un declino vero e proprio passaggio propedeutico ad una desertificazione senza precedenti, che i nostri cari deputati – conclude Claudio Castronovo – alimentano senza una reale e concreta presa coscienza e posizione. Ironicamente – conclude Castronovo – non vorremmo trovarci nella condizione di dover salire sui barconi della speranza, per percorrere a ritroso e verso le coste africane quel percorso che in migliaia da troppi mesi ormai conducono: se non ci siamo ancora, poco manca affinché questa mia provocazione si trasformi in realtà.”